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  • “Le Vie della Preistoria”: viaggio archeologico nel più antico passato di Ischia di Castro

     “Le Vie della Preistoria”: viaggio archeologico nel più antico passato di Ischia di Castro

    ISCHIA DI CASTRO - Venerdì 25 e sabato 26 agosto 2017 ad Ischia di Castro si svolgerà la conferenza “Le Vie della Preistoria”, che andrà ad indagare sul passato più antico della città. L’incontro si concluderà con la visita guidata al Museo civico archeologico di Ischia di Castro “Pietro e Turiddo Lotti”. L’evento fa parte di un ciclo di conferenze sulla preistoria che si snodano tra Farnese, Ischia di Castro, Valentano, Pitigliano ed Orbetello, sotto la direzione di Nuccia Negroni Catacchio in collaborazione con Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l'area metropolitana di Roma,…

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Prologo QdA: il duello tra Tancredi e Clorinda diventa danza

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La Tua Etruria ~ Quotidiano d'Informazione Culturale

Una mafia 'profumata' e ancora più pericolosa

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attilio bolzoni, salotto delle sei, sal8 6, pasquale bottone, viterbo, etruria, tuscia, alto lazio, mafia, trattativa stato, giornalista, repubblica, VITERBO – Intenso appuntamento, quello del Sal8 con protagonista Attilio Bolzoni, (guarda l'intervista sul nostro canale YouTube, nell'home page e nella VideoGallery) dove, come ha sottolineato l’ideatore e conduttore Pasquale Bottone, si è parlato delle morti crudeli di quattro italiani per bene, lasciati soli: Pio La Torre, Carlo Alberto Dalla Chiesa, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

Prima di raccontare le vite di quegli eroi, Bolzoni ha ricordato l’importanza del giornalismo, precisando come questo sia un mestiere solo onesto, perché in altri casi non sarebbe giornalismo, e altrettanto come non sia possibile parlare di giornalismo d’inchiesta, un’etichetta troppo abusata, specie da chi magari vuole le inchieste ma solo in casa altrui.

 


Bolzoni si è poi raccontato, giovane cronista nella Palermo del 1982, anno in cui morirono per mafia ben 151 persone, tra cui La Torre e Dalla Chiesa. “Il parlamentare aveva capito per primo che ai mafiosi vanno tolti i beni, che gli va presa la ‘roba’ – ha sottolineato – ma  nel suo stesso partito, l’allora Pci non fu capito, non avevano consapevolezza, dicono oggi. Era isolato, ma vide che la Sicilia stava cambiando, ma morì perché parlava due lingue: capiva troppo il siciliano e poteva tradurre parole e fatti direttamente a Roma. attilio bolzoni, salotto delle sei, sal8 6, pasquale bottone, viterbo, etruria, tuscia, alto lazio, mafia, trattativa stato, giornalista, repubblica, Spiegò a Spadolini come la mafia fosse una grave questione nazionale, e lo invitò a mandare un prefetto che avesse potere su tutto il territorio nazionale, consigliandogli Dalla Chiesa”. Una scelta che fu fatta ma senza fornire i poteri necessari, che costrinse il generale a quattro mesi di solitudine, con la politica, la borghesia dei professioni, la stampa e tutta la città contro. “I poteri speciali vennero approvati dopo la sua morte – ha aggiunto Bolzoni – ancora una volta in Italia si approva una legge dopo due stragi, come avvenuto dieci anni dopo, il 41 bis venne approvato non a maggio ma il 20 luglio, ed erano morti sia Falcone che Borsellino”.

 

Bolzoni ha visionato il video della simulazione della strage di Capaci, arrivando alla convinzione che non poteva essere stata la mafia da sola, suffragata dalla spiegazione di un colonnello della Marina, che ha spiegato le competenze necessarie per organizzare un attentato del genere: “Nessun siciliano può credere che la mafia sia stata in grado di organizzare due attentati così ravvicinati, che gli hanno comunque creato un declino ancora in corso. I corleonesi hanno fatto il lavoro sporco, sono stati usati e poi gettati in carcere”.

Eattilio bolzoni, salotto delle sei, sal8 6, pasquale bottone, viterbo, etruria, tuscia, alto lazio, mafia, trattativa stato, giornalista, repubblica, pubblico sulla trattativa, più attuale che mai: “Il rapporto tra Stato e mafia esiste da sempre - ha proseguito Bolzoni - dal 1861. Ed è stata la politica a trattare con la mafia, l'ha cercata”. Un legame che ha creato problemi a chi non lo approvava: “Falcone era isolato  dai suoi stessi colleghi, gli impedirono ogni avanzamento di carriera, poi isolarono Paolo Borsellino, amico, collega, erede e depositario dei suoi segreti. Possibile in 57 giorni non fu mai sentito dai magistrati? Proprio mentre tutti si attendevano la sua morte? Falcone e Borsellino non avrebbero mai accettato di trattare col nemico. Oggi non ci serve un pentito di mafia che racconti cosa si diceva nelle loro riunioni, ci vuole un pentito di Stato che racconti cosa avvenne nei ministeri. E’ impensabile che ci sia un ex ministro come Mancino chiami in continuazione un esponente in Quirinale per fermare il confronto, un uomo che poi è morto di crepacuore. Non può esistere un ex ministro degli interni che vuole sottrarsi alle sue responsabilità”.

Bolzoni ha poi raccontato la sua palestra di vita, la grande scuola dove ha imparato il mestiere, in un quotidiano che usciva di pomeriggio, con tutta la fatica di trovare notizie nuove o aggiornamenti che non fossero già in quello del mattino. “Vedevo mafiosi, magistrati e forze dell'ordine con la stessa faccia – aggiunge il giornalista - andavano  a braccetto, il palazzo di giustizia era un covo di veleni. Sono stati tre anni drammatici , la città era di latitanti, che sono sempre stati latitanti ‘a casa loro’. Palermo era una città sospesa, c'era un patto tra le parti”.

Una storia di mafia passata, ma anche un occhio al presente: “Nel resto d'Italia non c'e' la consapevolezza dell'esistenza della mafia. Sto studiando i procedimenti mafiosi sul Lazio – ha proseguito Bolzoni - non c'è un apparato di collegamento, ma qui la penetrazione mafiosa è molto forte, però nelle carte dei procedimenti non trovate nulla”.

attilio bolzoni, salotto delle sei, sal8 6, pasquale bottone, viterbo, etruria, tuscia, alto lazio, mafia, trattativa stato, giornalista, repubblica, battistoni, sestili, raggi,Giancarlo Gabbianelli, attento spettatore dell’incontro, ha ricorda la realizzazione dell'impianto elettrico, alcuni decenni fa, da un'azienda vicina a quel mondo che non è stato mai collaudato e alcuni presenti ricordano i fili scoperti ad altezza di bambino. Oltre al presidente del consiglio comunale viterbese, erano presenti all’incontro anche il sindaco di Calcata, Luciano Sestili, legato a Bolzoni per il Premio D’Avanzo, amico e collega morto durante una pedalata proprio nel borgo ai confini con Roma, il consigliere regionale Francesco Battistoni e quello comunale Ottavio Raggi.

In chiusura il giornalista di Repubblica ha spiegato la situazione attuale: “Ora la mafia è profumata e si è spostata, è cambiata, è diventata politicamente corretta. Gli strumenti a disposizione nostra sono vecchi, ci vuole una scossa per cambiare tutto ma i partiti se ne fregano -  ha tuonato Bolzoni - si intessano solo con il cadavere e a terra, poi si dimenticano. Alcuni imprenditori non sono più portatori di interessi di mafia… sono la mafia. La criminalità comune è sempre stata combattuta dal potere e messa ai margini della società, la mafia non è stata combattuta e fa parte della società. La mafia non cambia ma si adatta, prima si interessava alla arance oggi agli appalti. Presto saranno qui Scotti ed Ardita, ma non vi lascio domande perché non risponderebbero. Il ministro fu tolto dagli interni per mettere il malleabile Mancino, ma lui divenne Ministro degli esteri, quindi…”

Prima di salutare c’è stato comunque il tempo per un messaggi positivo: “Siamo andati avanti, grazie a quegli uomini soli, tutti i fenomeni hanno un inizio e una fine. Sarà un cammino faticoso, doloroso e lungo, le rivoluzioni non si fanno con slogan, c'è un'antimafia concreta che lavora sui campi, non urla, non grida ma agisce, c'e' un'Italia che cammina con la schiena dritta, che vincerà su quella che va indietro e su quella che fa finta”.

Teresa Pierini

Ultimo aggiornamento Lunedì 14 Gennaio 2013 18:32 | Scritto da tesori Venerdì 09 Novembre 2012 18:21


 

Maltempo: aggiornamenti dalla Provincia sulla viabilità

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maltempo, pioggia, tuscia, viterbo, etruria, tuscia, alto lazio, tesori d'etruria, 2012, alluvione, fiume, esondato, VITERBO - “La situazione della viabilità provinciale sta lentamente, ma costantemente migliorando, purtroppo le abbondanti piogge cadute nell’ultime ore hanno creato, in alcuni casi, grosse problematiche che stiamo cercando di risolvere con massima rapidità”. L’assessore provinciale ai lavori pubblici e Viabilità, Gianmaria Santucci prova a fare il punto sulla situazione delle strade provinciali, alcune delle quali chiuse a causa di frane allagamenti o smottamenti.

E’ il caso questo, dell’Aurelia che non sarà percorribile almeno fino a domani mattina alle 7 in entrambi i sensi di marcia. Ci vorrà qualche giorno in più per vedere riaperta la strada regionale Cassia Nord, chiusa all’altezza del fiume Paglia per il crollo di una parte della carreggiata.

Scritto da tesori Lunedì 12 Novembre 2012 20:27

   

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