Viaggio nell'olio: l'eccellenza della Tuscia, dal frantoio alla tavola

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bruschetta, olio, consorzio agrario, provinciale, viterbo, etruria, tuscia, alto lazio, tracciabilità, frantoio, olive, 2012,VITERBO – E’ in piena attività la produzione dell’oro verde in tutta la Tuscia: uno dei prodotti più importanti per l’economia viterbese, che può vantare prodotti dop, di alta qualità, e soprattutto un olio tracciabile, che garantisce al consumatore finale non solo di avere in tavola genuinità ma anche sicurezza, perché la produzione viene seguita e le olive utilizzate appartengono ad un determinato appezzamento di terra, dichiarato e riconoscibile.

Alla scoperta dell’origine dell’olio tracciato, abbiamo realizzato un viaggio nell’eccellenza dei frantoi della Tuscia (vedi l’intervista video alle realtà visitate, in questa home page, nella VideoGallery e nel nostro canale YouTube), invitati dal Consorzio agrario provinciale, rappresentato dall’assaggiatore Luciano Pasquini, per l’occasione accompagnato dall’agronomo Carlo De Spirito.

Del circuito di tracciabilità, verificato dai tecnici Giuseppe Norcia e Angelo Nurri, fanno parte numerosi frantoi e cooperative, oltre a quelli visitati; rispettano i canoni previsti dal Consorzio anche Cerrosughero di Canino e la cooperativa Cesare Battisti di Vetralla. Il viaggio, per questa mattinata alla scoperta dell’eccellenza, ha però interessato una serie di realtà verso la maremma, da Tuscania a Canino. Tutte hanno ormai ben fissata la regola della lavorazione delle olive a freddo e nelle 24 ore dal raccolto: niente più sacchi, dove il prodotto si rovinava, niente più attese, se si vuole fornire una prodotto finale di qualità è necessario seguire poche ma indispensabili regole, che tutti gli agricoltori ormai accettano di buon grado, avendone constatato l’efficacia.

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Il percorso nel gusto è iniziato dall’Oleificio Sociale cooperativa agricola di Tuscania, una realtà composta da 350 piccoli agricoltori, completamente rinnovata, e ogni piccolo produttore porta il raccolto, che viene identificato durante tutto il percorso, e ottiene il proprio olio finale, se decide di lasciarlo entra nel circuito commerciale della cooperativa. Massima attenzione viene riservata al biologico, che viene lavorato per primo, con le macchine pulite, per evitare la contaminazione con olive diverse.

 

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Il secondo frantoio, dove il rosa domina sul verde, è quello della famiglia Mezzabarba, gestito da Stefania, che porta avanti l'impresa di famiglia nata nel 1946. Una struttura dove viene lavorato e imbottigliato l’olio biologico di propria produzione, tra 20 e 40 quintali l’anno, e poi aperto alla clientela per il servizio di molitura. Anche in questo caso i clienti gradiscono una bottiglia identificata dalla tracciabilità, anche per il consumo personale.

 

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A Canino, luogo dove nasce la produzione autoctona del pregiato frutto, leggermente più tardivo rispetto ad altre tipologie, produzione già partita per la Cooperativa Olivicola, dove una parte di silos sono stati già riempiti, in attesa di ricevere la grande massa di olive, entro metà novembre e dicembre.

 

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Pochi metri più avanti ha aperto le porte della proprio struttura l’Oleificio sociale, attivo dal 1965, che vanta 1.220 soci, una realtà importante, che in piena attività fornisce lavoro a 60 persone. Il direttore ha presentato la struttura, che rispetto alle altre del viterbese, dove ogni produttore identifica e porta a casa il “suo” olio, ha scelto una strada diversa: tutte le olive, una volta controllate e pesate vengono messe insieme e stivate come prodotto unico. I soci ricevono l’olio in funzione delle proprie necessità e al conferimento, il resto viene venduto prettamente a famiglie del Lazio e della Toscana; una parte viene imbottigliato come monodose, insieme all’aceto balsamico, e finisce nei vassoi di due compagnie aeree americane: un pezzo di Tuscia nei cieli Usa.

 

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Ultima tappa il frantoio Archibusacci G&F, dove ci ha accolto Pompeo, mostrandoci le produzioni di olio e soprattutto il molino a ruota in pietra, unico nella zona, da cui nasce l’olio affiorato, un vecchio sistema di estrazione che i titolari non si sono sentiti di smantellare e che si affianca alla classica estrazione a freddo già in funzione.

“Un interessante viaggio nel gusto e nella buona cucina – ha precisato al termine Pasquini -. E’ sempre importante parlare dei sapori della Tuscia, bontà che può essere portata sulle tavole di tutta Italia e anche all’estero. Pensando al domani abbiamo un appuntamento che si sta avvicinando: quell’Expo 2015, che può diventare un’ottima vetrina, un posto dove la qualità dop viterbese non può mancare. In attesa di questo importante evento, non resta che conoscere direttamente la produzione dell’olio, visitando i frantoi al lavoro e degustandone l’ottimo prodotto”.

Teresa Pierini

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