VITERBO – Quartieri dell’Arte sta travolgendo la città con l’effetto dirompente che solo la drammaturgia contemporanea è in grado di fare. Attendendo la performance odierna tratta da Pietro Aretino, i primi momenti di stupore sono stati offerti grazie al teatro site specific realizzato in collaborazione con la Khio di Oslo. Si è così passati dallo stupore creato da “Intrichi d’amore” perfettamente innestati nell’Infernetto di Palazzo Farnese alla straordinaria performance de La fontana di Kate Pendry, proposta in prima assoluta all’interno di piazza della Rocca.
L’appuntamento per gli spettatori era all’interno della Rocca Albornoz, sede del Museo nazionale etrusco, ed evviva sempre e comunque a chi accende una luce sul passato della Tuscia! Tante le persone che si sono presentate all’appuntamento e si sono accomodate “comodamente” sulla loggia del palazzo, fianco a fianco dei quattro attori, Sante Paolacci, Vincenzo De Luca, Giuseppe Orsillo e Simone Ruggiero, incaricati di recitare la traduzione italiana del testo scritto (e per alcuni momenti interpretato) da Kate Pendry, insieme a Madalena S. Helly-Hansen, Melina Tralunis Dahle e Line Starheimsaeter.
La scena inizia nel loggiato, Giovanni (Kate) racconta la sua esperienza, vissuta ormai da giorni tra le mura viterbesi, medievali prima e rinascimentali poi, “….sebbene il sacro rinascimento sia stato soppiantato dal profano medioevo…”.
Non sfugge nulla agli occhi dell’attrice e autrice inglese, la storia che si fonde e si confonde, le scritte sui muri che inneggiano a partigiani e a fascisti, la contraddizione continua che accompagna l’ultimo secolo italiano.

E mentre Giovanni-Kate attira l’attenzione degli spettatori, nella piazza in basso, intorno alla fontana realizzata
su disegno del Vignola e ricostruita dopo i bombardamenti, iniziano ad agitarsi i tre personaggi. Sono distanti decine di metri ma il pubblico ascolta i loro pensieri: dipendenze, rabbia, disperazione; recitano in inglese e lo fanno tra le persone che, ignare, sono sedute sulle panchine o passeggiano per la piazza. E’ l’invenzione più forte, dirompente, il teatro che arriva senza che nessuno lo abbia richiesto, mentre il pubblico, lontano, dall’alto della loggia si sforza a capire i movimenti e ne attribuisce il senso attraverso la traduzione. I tre attori si riuniscono e corrono all’interno della Rocca, la location si sposta e con essa gli spettatori, che cambiano platea cercando il nuovo palcoscenico, il cortile, dove un’altra fontana fa da scenografia.
Ogni monologo permette al personaggio di raccontarsi fino alla fusione finale recitata da tutti, un “nulla cambia” che entra nello stomaco e cancella ogni verità. Un racconto umano, dove è presenta tutto, buono e cattivo, e un invito finale “Venite poeti, camminate nel sole del tramonto. Siate affamati, siate liberi”.
Teresa Pierini

